Fegato grosso: cause, dieta e rimedi per trattarlo
di Redazione
05/05/2022
Il fegato è un organo ghiandolare di particolare importanza, il quale si occupa di numerose funzioni corporee. Tra le più importanti vi sono lo stoccaggio delle vitamine, il metabolismo dei nutrienti e la trasformazione di molecole farmacologicamente attive.
Possiamo parlare di fegato grasso (ovvero Steatosi Epatica) quando le dimensioni di questo particolare organo aumentano di oltre il 5% rispetto al normale volume, a causa di un sovraccarico funzionale nella sintesi dei lipidi. Questo porta a un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule del fegato (epatociti), le quali si infiammano e talvolta si rompono.
Si tratta di un problema che sta aumentando e che riguarda principalmente persone tra i 50 e i 60 anni e donne in gravidanza. Attualmente, secondo recenti studi, compare anche nel 15% dei bambini, oltre che in più del 20% degli adulti ed è spesso asintomatico.
Quindi quali sono le principali cause? Come capirlo e come curarlo?
FEGATO GRASSO: LE PRINCIPALI CAUSE DELLA STEATOSI EPATICA
Un eccesso di zuccheri e grassi porta il fegato a dover affrontare l’arrivo di troppi acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, ma tossici per questo organo. Per proteggersi, il fegato cerca di neutralizzare queste molecole e accumularle all’interno delle proprie cellule, sotto forma di trigliceridi. Questo è il meccanismo che porta alla formazione del cosiddetto fegato grasso.
Ma da cosa può derivare un tale eccesso di zuccheri e grassi nel fegato?
Nella realtà, le cause possono molte e varie, ma le principali, ovvero quelle responsabili di quasi la totalità dei casi di Steatosi Epatica, sono:
- Sindrome metabolica: ad oggi è una delle cause principali ed è caratterizzata da sovrappeso, alti livelli di trigliceridi, diabete o resistenza all’insulina, aumento del grasso addominale viscerale e ipertensione arteriosa. Si tratta di una condizione presente in misura maggiore nei soggetti con obesità, ma non legata a questa patologia; infatti, si può verificare in pazienti con BMI (Body Mass Index) minore di 25, i quali pur avendo un peso corporeo normale accumulano grasso viscerale, e può non verificarsi in persone in sovrappeso, nelle quali il grasso viscerale potrebbe anche essere “buono” e quindi non causa danno epatico;
- Malattie genetiche: tra cui l’ipo-betalipoproteinemia e i deficit di lipasi acida lisosomiale (LAL);
- Tossicodipendenza alcolica;
- Diabete di tipo 2;
- Malnutrizione e dieta errata, eccessivamente ricca di grassi e zuccheri;
- Uso di alcuni farmaci: tra cui estrogeni e corticosteroidi;
- Malattie virali: ad esempio, l’Epatite C;
- Squilibri ormonali.
- Leggero fastidio nel quadrante destro dell’addome e malessere addominale;
- Senso di pesantezza nella stessa zona o sotto l’arcata costale destra;
- Sensazione di pesantezza dopo i pasti;
- Alitosi.
- Perdita di peso;
- Ittero;
- Perdita di appetito;
- Stanchezza;
- Agitazione e confusione;
- Febbre;
- Ansia.
- Evitare pasti troppo ricchi, le famose “abbuffate”;
- Cibi ipercalorici, come fast food, cibo spazzatura, dolciumi;
- Bevande e cibi ricchi di Nervina, come teofillina, caffeina o teobromina (ad esempio caffe, bevande energetiche, cola…);
- Alcolici;
- Alimenti ricchi di colesterolo e grassi saturi o idrogenati, come carne e formaggi grassi, insaccati, snack, margarina;
- Bevande e cibi ad alto indice glicemico, ricchi di glucidi semplici o raffinati, come farine raffinate, bibite zuccherate, dolciumi;
- Cibi ricchi di additivi, in particolare quelli confezionati.
- Carboidrati in porzioni moderate e a basso indice glicemico, come cereali, ortaggi, legumi e frutta poco dolce;
- Cibi ricchi di fibre, in particolare quelle solubili;
- Cibi ricchi di grassi buoni, come l’Omega-3 (pesce e oli e semi vegetali);
- Cibi ricchi di antiossidanti, come le vitamine E, A e C, minerali (zinco e selenio) e polifenolici;
- Alimenti ricchi di sostanze ricostituenti e depurative per il fegato, come la silimarina e la cinarina, contenute nel cardo mariano e nel carciofo;
- Alimenti ricchi di vitamina B12, biotina e acido pantotenico, come i cibi di origine animale e i legumi;
- Alimenti ricchi di acido folico, ovvero i cibi di origine vegetale consumati crudi.
- coadiuvanti del metabolismo: polifenoli e antiossidanti in generale, glutatione, silimarina e cinarina, fosfatidilcolina, fitosteroli e lecitine;
- rimedi erboristici classici, sotto forma di tisane, infusi, decotti, capsule o compresse a base di: carciofo, cardo mariano, genziana, fieno greco, liquirizia, propoli, aglio, germogli di rosmarino e gymnema;
- modulatori dell’assorbimento: quelli che limitano l’assorbimento dei grassi, come lecitine e chitosano, quelli che limitano l’assorbimento dei carboidrati e le fibre, in particolare gomma guar, semi di psillio, guggul e glucomannano.
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